Un materiale come sismografo dell'architettura


Dieci edizioni dell' "International Award Architecture in Stone"

Quando venti anni fa fu istituito da Marmomacc un premio per l’architettura di pietra era consuetudine attribuire riconoscimenti alle costruzioni che si distinguevano per la quantità di materiali lapidei impiegati nella loro realizzazione, puntando a dar valore a chi aveva scelto semplicemente la pietra come materiale da inserire nella propria opera. In tal modo si pensava di assolvere efficacemente ad uno scopo commerciale contribuendo anche alla diffusione e alla cultura del materiale.

La sua associazione con l’architettura storicista di quegli anni, nella semplificata versione postmodernista, aveva invece ancor più allontanato la possibilità di pensare in modo nuovo all’uso di questo materiale come “parlante” un proprio linguaggio, in un certo senso autonomo.

La differenza di questo nuovo evento “promozionale” rispetto alla precedente impostazione risiede invece nella convinzione che l’uso dei materiali lapidei debba essere rigorosamente legato all’architettura di qualità, fornendo per questa via un approccio diverso alla pietra, fondato sulla qualità del suo impiego più che sulla quantità.

Si tratta in sostanza di mettere in luce ed evidenziare opere nelle quali la pietra diviene un elemento identitario dell’architettura capace di conferire a tutta la costruzione un carattere proprio e distintivo.
Operando questa inversione di linea si è resa necessaria un’indagine e una selezione a cadenza frequente, biennale, ad opera di una giuria, anch’essa di qualità.

A partire dal 1987 sono stati riuniti a scegliere le opere i migliori storici e critici internazionali tra i quali Kenneth Frampton, Francesco Dal Co, Werner Oechslin, Vittorio Magnago Lampugnani, Ignasi de Solá-Morales, Christian Norberg-Schulz, Fulvio Irace.

Si è così costituito un osservatorio criticamente attrezzato che nel corso di due decenni ha operato una ricerca della migliore produzione architettonica ove fossero impiegati materiali lapidei secondo un percorso trasversale che ha saputo declinare i diversi linguaggi comparsi sulla scena internazionale.

Dai convenzionali e immateriali piani delle superfici “ventilate” degli anni ottanta alla massiva matericità delle pietre a spacco, miranti a conferire gravità alla massa muraria, fino all’uso di grandi blocchi lapidei composti in arcaico ordine trilitico, una serie infinita e straordinariamente innovativa di invenzioni linguistiche ha radicalmente mutato il panorama dell’architettura di pietra.
Le esperienze dell’ultimo decennio in particolare hanno aperto nuovi percorsi che sempre più frequentemente entrano in sintonia con le più avanzate ricerche della mutevole scena contemporanea.

Usare la pietra in modo nuovo è divenuta una prassi costante che ha coinvolto anche i grandi maestri dell’architettura contemporanea da Rafael Moneo ad Arata Isozaki, da Hans Hollein a Kengo Kuma, ma anche molti giovani architetti che uniscono la pietra ai nuovi materiali nella loro ricerca formale.