Motivazione della Giuria:
L’edificio di de la Sota è uno dei più importanti della storia dell’architettura spagnola degli anni ‘50-’60 e non solo. Nel panorama spagnolo di quegli anni, dominato dalla repressione franchista anche nel campo dell’architettura (e della cultura in generale), l’edificio di de la Sota si propone come recupero dell’architettura moderna anteriore alla guerra civile, però non come semplice sguardo al passato, ma come modo di ricollegarsi alle correnti europee, in particolare quelle che considerano la modernità in relazione con le tradizioni della propria architettura e dei suoi materiali. In tal senso, l’uso della pietra è essenziale in questo edificio: da un lato come rivestimento della facciata, in un gioco allo stesso tempo compositivo e costruttivo; dall’altro lato all’interno, giocando con una vasta gamma di textures e colori, dalla pietra nera brillante al calcare rugoso, in distinti modi di pieni che si combinano e compongono con i vuoti.
Descrizione:
Nel 1956 viene bandito un concorso di architettura per la costruzione della sede del Governo Civile a Tarragona, in un largo spazio circolare noto come il Tarraco Imperiale, che diventerà punto di partenza per lo sviluppo della città negli anni ’60. Tra i 15 progetti presentati vinse quello di Alejandro de la Sota. E la costruzione durò dal 1959 al 1963.
L’edificio si sviluppa su sei piani e comprende uffici governativi ed abitazioni, differenziate in facciata da una terrazza. In facciata è anche possibile leggere una stretta corrispondenza tra linguaggio e sviluppo interno, inteso a risolvere i rapporti spaziali tra i volumi che contengono le differenti destinazioni: lo spazio destinato alla rappresentanza si sviluppa su un’assialità obbligata; il blocco residenziale è più informale e si sviluppa in verticale.
Il disegno, epurato da ogni formalismo e sovrastruttura, predilige l’astrazione geometrica, quasi scultorea tra tagli e linee d’ombra, tra pieni e vuoti.
L’impiego di materiali tradizionali, come la pietra calcarea locale per le facciate, si affianca all’uso di altri di avanguardia utilizzati per i dettagli, rende quest’opera uno dei capisaldi dell’architettura del dopoguerra.
Materiali lapidei utilizzati:
Piedra de Borriol, Piedra de Saint Vicenç
