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La Cina e i Paesi Asiatici si confermano i driver del settore, Italia in difficoltà

Positivo il consuntivo mondiale del settore lapideo nel 2011

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Il dato emerge dal XXIII Rapporto Mondiale che sarà presentato a Marmomacc

 

E' positivo il bilancio a livello mondiale del settore lapideo, che nel 2011 ha registrato un aumento del 4% in volume del materiale grezzo estratto e una crescita del 2,2%, sempre in volume delle esportazioni e delle importazioni.
Lo svela il XXIII Rapporto sul settore lapideo mondiale, realizzato come di consueto da Carlo Montani uno dei massimi esperti del settore, che sarà presentato in anteprima al prossimo Marmomacc in calendario a Verona dal 26 al 29 settembre prossimo. Lo studio, pubblicato in italiano ed inglese è completato anche da 136 tavole statistiche ed una ricerca specifica sul comparto lapideo veronese. 
Secondo i dati raccolti dal Rapporto, la produzione del 2011si è attestata attorno ai 240 milioni di tonnellate al lordo degli sfridi e dei cascami di trasformazione che si traducono in un consumo pari a 1,265 miliardi di metri quadrati equivalenti riferiti allo spessore convenzionale di 2 centimetri. 
Il risultato positivo, a livello mondiale, è in gran parte merito dei Paesi Asiatici e della Cina in primo luogo, ai quali oramai compete quasi un terzo della produzione mondiale e oltre il 27% dell'interscambio. 
I sette maggiori produttori (nell’ordine: Cina, India, Turchia, Iran, Italia, Brasile, Spagna) hanno espresso il 77% dell'estrazione mondiale, superando di un punto la corrispondente quota complessiva del 2010 e di otto punti quella del 2005, e confermando la tendenza storica ad una progressiva concentrazione, generalmente estesa alle fasi trasformatrici ed alla distribuzione. In particolare, la Cina ha consolidato di altri due punti il suo primato produttivo.
Il ruolo più importante nel quadro della mondializzazione è stato svolto ancora una volta dall'interscambio, che ha raggiunto i 49,5 milioni di tonnellate: tenuto conto degli apporti di grezzo e lavorato, che si equivalgono, questi volumi corrispondono circa 730 milioni di metri quadrati equivalenti. La quota del grezzo è ulteriormente cresciuta, confermando la tendenza ad una modificazione strategica che non privilegia il prodotto finito. Dalle cifre indicate emerge un’altra realtà significativa del lapideo: la maggioranza assoluta dei consumi mondiali, pari a poco meno di tre quinti, si riferisce a materiali estratti e spesso trasformati in Paesi diversi da quello di posa in opera.
A proposito della Cina, va aggiunto che la sua esportazione in volume, costituita in larghissima prevalenza da prodotti finiti ha raggiunto i 13,5 milioni di tonnellate, con posizioni prioritarie e sostanzialmente monopolistiche in Corea del Sud ed in Giappone, ma con forti presenze anche negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. A sua volta, il valore delle spedizioni cinesi ha toccato un nuovo primato, con un giro d’affari per l’esportazione di cinque miliardi di dollari ed una crescita del 22,2% (pari ad un miliardo in cifra assoluta).
L'esame differenziato per Paesi conferma  che la dinamica del settore lapideo è governata da processi assai variabili: se gli aumenti maggiori sono stati conseguiti dalla Cina ed in misura più contenuta da altri produttori asiatici, anche in Europa non sono mancati apprezzabili recuperi come quelli nell’interscambio di Grecia, Spagna e Portogallo, dove il lapideo ha dimostrato una specifica capacità a contrastare gli effetti di una congiuntura economica che in questi Paesi resta molto difficile.
Nell’ambito dei maggiori Paesi lapidei le performance meno brillanti sono ancora dell’Italia, che ha chiuso il 2011 con una flessione dell’export in quantità - netto da sottoprodotti - pari al 2,6%; tale decremento sale al 9,4% nel ragguaglio quadriennale.  Il fenomeno è stato contenuto grazie al grezzo, che ormai costituisce il 47,4 % delle spedizioni complessive all’estero. Il prodotto finito, invece, ha ceduto 25 punti nei confronti del 2007 e addirittura 42 in quelli del 2000. Dal canto loro, le importazioni italiane hanno espresso un calo del 4%,  confermando l’esistenza di forti difficoltà nella fase di lavorazione ed una crisi del valore aggiunto che rimane evidente nonostante lo sviluppo della domanda mondiale.
Meglio si comporta il settore delle macchine per la lavorazione e dei beni strumentali: l’export italiano di macchine per marmi e pietre ha toccato circa 830 mila quintali con un volume d’affari per 670 milioni di euro, in aumento rispettivi del 21,1 e del 10%. Il consuntivo della tecnologia italiana è completato dai beni strumentali, fra cui spiccano abrasivi e utensili diamantati, le cui esportazioni in valore hanno realizzato un fatturato di 234 milioni, in aumento del 5,9 per cento rispetto all’esercizio precedente.


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Verona, 11/09/2012

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